Un frammento di legno si fa casa, ma è una casa ferita, spezzata. Dentro, un bambino celebra un compleanno che non avverrà mai, il volto coperto di rosso, come una ferita impossibile da rimarginare. Una mano di un soldato esce dalla casa e punta l’arma verso chi guarda, costringendolo a diventare testimone, complice, bersaglio. Fuori, una famiglia resta sola: il bambino non c’è più, il suo volto cancellato. È l’immagine di un’assenza, di una casa perduta, di un’infanzia negata. I colori rosso, bianco, nero e verde si intrecciano come nella bandiera palestinese, diventando linguaggio universale di dolore, purezza, lutto e resistenza. Quest’opera è una preghiera muta per tutti i bambini uccisi e per le famiglie distrutte dalla guerra.
Bio
Alfredo Covato, classe 1992, si forma al Liceo Artistico “T. Campailla” di Modica e in seguito presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove consegue la laurea in Pittura. Dopo un’esperienza milanese che segna l’avvio del suo percorso artistico, rientra nella sua città natale proseguendo l’attività espositiva tra nord e sud Italia. Covato affianca alla ricerca artistica quella scenografica, con un approccio che privilegia il dialogo tra spazio e materia.