Questo è il fermo immagine di un sogno possibile — un sogno mio, da adulto, ma che potrebbe appartenere a chiunque. Il sogno, nella poesia della Dickinson, è visto come strumento di libertà: uno spazio in cui possiamo, come su un palcoscenico, dire e fare ciò che vogliamo, perché “è tutto finzione”, e “a teatro non si muore mai”. Nel sogno possiamo vivere senza paura, esplorare anche il dolore o la colpa, senza che la realtà ci ferisca davvero. Ma fuori dal sogno, nel mondo reale, “si muore davvero”: è lì che la vita si consuma, fatta di carne e sangue, di dolore e distruzione. È la realtà delle guerre, della violenza, delle esistenze spezzate. Dickinson ci avverte: dobbiamo stare attenti a non “svegliarci” troppo bruscamente, perché il rischio è quello di ritrovarci improvvisamente “irrigiditi in una stele di granito” — lapidi che portano solo un nome, un’età, e forse una breve iscrizione, ultimo ricordo di chi non c’è più.
Bio
Emanuele Savasta, (Siracusa 1984), ha scoperto fin da giovane una passione per l’arte e la creatività. Il suo percorso nella fotografia è iniziato durante la realizzazione di uno dei suoi libri di poesie, dove esporava l’interazione tra parole e immagini, accendendo il suo interesse per il linguaggio visivo. Laureato in Lettere e Filosofia, ha poi approfondito le sue conoscenze con una specializzazione in Arte e Produzione Multimediale, dedicando la sua tesi alla fotografia. Accanto alla sua professione di controllore del traffico aereo nell’Aeronautica Militare, dal 2009 Emanuele ha avviato una serie di progetti fotografici personali, esponendo il proprio lavoro in diverse mostre in Italia e all’estero ed pubblicando due libri fotografici: Nel 2021 “Le cose ritrovate” auto pubblicato e nel 2025 “dove arriva quel cespuglio” edito da 89books.