Una fotografia di un campo di ulivi in Cisgiordania si fa ferita e memoria: lo strappo è gesto di dolore, consapevolezza di un territorio e d’una comunità lacerata.
Bio
La Sicilia, dove sono nato e dove vivo e lavoro, mi ha fornito quasi tutti i soggetti e i temi fotografici che ho sviluppato negli ultimi trent’anni.
Anche se i temi possono essere senza tempo – paesaggi, ritratti, persone, il mare, e così via – preferisco trattarli in modo personale e contemporaneo.
Ciò che mi interessa è la situazione della Sicilia di oggi: Voglio esprimere i miei sentimenti sull’ambiente, la società o la cultura così come sono ora, nel presente – mettendo da parte tutti i miti e i luoghi comuni che sono cresciuti intorno all’idea della “Sicilia eterna”.
Ogni volta che l’otturatore della macchina fotografica scatta, registra un incontro tra l’occhio (e la mente) dell’individuo e il mondo esterno. Forse più di altre forme d’arte la fotografia drammatizza la tensione che esiste tra il mondo interiore dell’artista, il microcosmo, e il macrocosmo del “grande mondo esterno”.
Vivendo nell’estremo sud di un’isola del Mediterraneo, sono sempre stato acutamente consapevole di questa tensione, che ho risolto impegnandomi, quando possibile, con persone e realtà diverse da quelle che mi sono familiari. Fuori dall’Italia ho esposto in Francia e negli Stati Uniti e sono sempre felice di sviluppare dialoghi con fotografi di altre culture e paesi. Perché, come diceva il poeta John Donne, “Nessun uomo è un’isola”, anche quando è proprio l’isola in cui vive a definire il suo lavoro e la sua identità!