Baba Yaga è una potente e ambigua figura della mitologia slava, spesso descritta come una strega anziana e temibile che vive nel folto della foresta in una capanna volante che poggia su zampe di gallina. Viaggia in un mortaio, usando un pestello come timone, e incarna un archetipo complesso, agendo sia come divoratrice di bambini sia come dispensatrice di aiuto magico o saggezza per i protagonisti delle fiabe. Figura enigmatica che può essere maligna (rapisce e mangia i bambini) o iniziatica (aiuta l’eroe con consigli o oggetti magici). È considerata una guardiana dei confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Rappresenta la forza selvaggia della natura e, secondo alcuni studiosi, l’empowerment femminile, agendo come una figura che sfida le norme sociali. Il termine “Baba” indica una donna anziana o megera, mentre “Yaga” potrebbe derivare da radici slave legate all’orrore, alla rabbia o al serpente, suggerendo le sue origini come divinità della terra o della morte.
Bio
Con un percorso artistico che affonda le sue radici in anni di studio e sperimentazione, ho da sempre ricercato un linguaggio visivo in grado di infondere tradizione e innovazione. La mia formazione in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Catania ha gettato le basi per un approccio materico all’arte, che si è poi evoluto verso la ceramica e la sperimentazione grafica. Il mio lavoro attuale si concentra principalmente sul disegno, dove applico la tecnica incisoria dell’acquaforte di Doré reinterpretata attraverso il filtro del Tabori tattoo, trasponendo il tutto in digitale per una visione contemporanea e immersiva. Affascinato dall’universo simbolico dei Tarocchi e dalla mitologia esploro la complessità della psiche umana e le sue stratificazioni emotive e psicologiche. Il mio lavoro si concentra in particolare sulla rappresentazione dei “demoni interiori”, quelle pulsioni, paure e desideri nascosti che emergono in determinate circostanze, spesso con una duplice natura: tanto attraente quanto inquietante. Attraverso le mie opere, miro a creare uno spazio sicuro e stimolante in cui chi osserva possa confrontarsi con i propri abissi interiori e riflettere sul fascino che l’oscurità esercita sull’animo umano. La tavola è un portale verso un universo simbolico e psicologico, un invito a esplorare le profondità dell’anima e a interrogarsi sulle ombre che abitano il nostro essere. Continuo a sviluppare il mio linguaggio visivo con un occhio attento alla sperimentazione, mantenendo saldo il legame con la tradizione artistica e il significato profondo delle immagini che creo.