Kastano

CARRUS FAUVELIS – Il carnevale del Buon Governo
(secondo atto della trilogia del Carnevale),  tecnica mista su banner vinilico, 190×190 cm (particolare)

In Carrus Fauvelis, secondo atto della trilogia dedicata al Carnevale, l’artista sposta l’asse temporale dall’antica Roma al Medioevo, mantenendo una rigorosa continuità visiva e simbolica. La linea dello skyline, già presente in CAR(us) NAVALIS – Navigium Isidis, non si interrompe: si trasforma. La città classica si addensa e si riorganizza in un tessuto urbano medievale riconoscibile, ispirato agli Effetti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti.

Al centro della scena, un corteo attraversa la città ordinata e prospera. Su un trono mobile siede Fauvel, figura allegorica medievale che incarna i vizi del potere e del consenso. Non domina dall’alto né impone la sua presenza con la forza: Fauvel viene portato, sostenuto, accompagnato. È il potere che avanza perché la città lo accetta.

Il riferimento a Lorenzetti non è illustrativo ma strutturale: l’architettura civile, le torri e le logge evocano l’immagine di una città ordinata, fondata su un ideale di buon governo ormai svuotato. La folla che la attraversa non è però espressione di equilibrio o armonia, ma di disorientamento collettivo.
In questo spazio urbano, solo in apparenza virtuoso, il carnevale non irrompe come forza liberatoria, bensì come meccanismo di distrazione e di rimozione. Fauvel avanza in processione mentre la comunità, confusa dalle sue promesse e dalle sue menzogne, sceglie la festa come forma di fuga. La città non crolla: procede verso il baratro, accompagnando il proprio smarrimento con il rito, anziché fermarsi a interrogare le proprie responsabilità.
Lo stile grafico — disegno al tratto su fondo nero, silhouettes incise, assenza di volume e di colore narrativo — trasforma la scena in una visione notturna e atemporale. Le figure perdono individualità per diventare gesto collettivo; il corteo si fa archetipo. Il carnevale non è rappresentato come festa, ma come dispositivo politico: un momento in cui il potere si lascia esibire, toccare, portare in processione.

In dialogo con Navigium Isidis, dove il carnevale nasce come rito di origine sacra e funeraria, Carrus Fauvelis mostra il passaggio cruciale: il momento in cui il rito diventa strumento di consenso, e la città ben governata accetta di celebrare la propria ambiguità. Il carnevale, qui, non rovescia l’ordine: lo conferma, rendendolo visibile.

Questo secondo atto prepara così il terreno per l’epilogo della trilogia, in cui il carnevale, ormai svuotato del suo fondamento rituale, si confronterà con la modernità e con le nuove forme del potere collettivo.

Bio

Giuseppe Kastano (Messina, 1979) è un artista visivo siciliano. La sua ricerca indaga la memoria attraverso segni primitivi, materia e simboli arcaici, in una pratica che attraversa pittura, scultura, videoarte e linguaggi digitali.

La Poetica
Kastano dialoga con l’Altopiano Ibleo: le caverne rupestri e il trogloditismo che ha caratterizzato questi luoghi fino agli anni Sessanta ritornano nei suoi lavori come stratificazione naturale e simbolica. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, sviluppa un linguaggio che integra segni primitivi, materiali organici e processi sperimentali, iscritto nella pratica dell’arte neorupestre (Andrea Benetti). Ogni opera nasce da una tensione tra l’arcaico e il contemporaneo, dove il colore e la materia diventano strumenti di trasformazione.

Il Lavoro
Le collezioni Primitive Signs, Golden Spike, Driftwood Metamorphosis, Golgotha e Troglopattern costituiscono un percorso coerente: dipinti su tela con acrilico e foglia d’oro; sculture in legno marino con interventi metallici; NFT su blockchain Polygon. Nella videoarte contemporanea indaga la percezione visiva attraverso simboli arcaici in dialogo con tecnologie digitali, esplorando come il significato viene attribuito e trasmesso.

La Pratica
Kastano ha esposto in gallerie, spazi indipendenti e manifestazioni culturali, partecipando a progetti collettivi e residenze artistiche. Docente presso le scuole secondarie del territorio ragusano, integra la ricerca artistica con una pratica didattica fondata sulla ricerca-azione e il riconoscimento della diversità come risorsa creativa — una coerenza filosofica che attraversa il suo intero operato.
Una pratica interdisciplinare dove ogni medium diventa strumento di ricerca sulla connessione tra memoria collettiva, spiritualità e dignità umana.

Opera INDOOR

Car(rus) Navalis – Navigium Isidis
(primo atto della trilogia del Carnevale),  tecnica mista su banner vinilico, 190×190 cm, 2022

Car(rus) Navalis – Navigium Isidis” di Kastano esplora le radici arcaiche del Carnevale mediterraneo, rileggendo il carro‑nave dedicato alla dea Iside come matrice simbolica ancora operante sotto le feste mascherate contemporanee. Il riferimento al mito di Iside e Osiride mette in relazione la disgregazione invernale e la rinascita primaverile con il passaggio dal Carnevale alla Quaresima e alla Pasqua, dove la Nigredo alchemica diventa immagine del caos fecondo che precede ogni nuova forma.

In primo piano, il cavallo nero non è un semplice animale da traino, ma la manifestazione di una forza ctonia e indomita che muove il ciclo delle stagioni e alimenta il carattere liminale del Carnevale, spazio di sospensione e rovesciamento dell’ordine sociale. Il nero assoluto che lo avvolge richiama la fase alchemica della Nigredo, associata alla decomposizione, all’oscurità e alla dissoluzione delle forme, necessarie però all’avvio di un processo di rigenerazione. Senza citarlo direttamente, il lavoro dialoga idealmente con i riti pasquali del Sud Italia – come certe processioni d’incontro tra la Vergine e il Cristo risorto – che, pur inscritti nella tradizione cristiana, continuano a mettere in scena lo stesso archetipo di ricongiungimento e vittoria sulla morte che il mito di Iside e Osiride aveva già narrato. In questo modo l’opera si configura come una meditazione sul tempo ciclico della cultura mediterranea, in cui la festa diviene dispositivo rituale di attraversamento dell’ombra in vista di una possibile rinascita individuale e collettiva.