Mariapaola Lissandrello

Senza titolo, pezzo unico, fotografia digitale, 20×30 cm, 2025

Non fa parte di nessun progetto. Manifestare è una parola che oggi va usata con consapevolezza. In un’epoca in cui leggi sempre più rigide – come il Decreto Sicurezza (DL n. 48 dell’11 aprile 2025, convertito in legge il 5 giugno) – cercano di reprimere il dissenso, alzare la voce diventa un atto di coraggio e di responsabilità collettiva.
Ma non saranno decreti e divieti a spegnere la forza di chi si mobilita.
Persone unite dalla giusta rabbia e solidarietà, da voci che gridano, ma anche da sorrisi, complicità e una determinazione condivisa. In piazza si è manifestato contro il silenzio istituzionale, contro l’indifferenza verso la vita umana, contro l’ipocrisia di un sistema che alimenta la guerra per profitto, mentre davanti ai nostri occhi si consuma un genocidio che molti non hanno neppure il coraggio di nominare.
La lotta per la pace non è episodica: è quotidiana.
Si combatte con la consapevolezza, con la disobbedienza, con il rifiuto della propaganda che anestetizza e distorce.
Si manifesta ogni giorno scegliendo da che parte stare, anche quando la parte giusta è la meno comoda.
Anche quando farlo significa esporsi, resistere, disturbare.

Bio

Mi chiamo Mariapaola Lissandrello, sono nata a Modica il 5 maggio 2003 e attualmente vivo e studio a Catania. Dopo un primo anno universitario lontano dalla fotografia, ho presto compreso quanto questa forma d’arte fosse parte essenziale di me. Questa consapevolezza mi ha spinta a cambiare direzione, iscrivendomi al corso triennale di Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. 

Questo percorso mi ha permesso di sviluppare una tecnica personale e una visione più consapevole del mondo che mi circonda. Ha anche portato alla luce un’intuizione che sentivo da sempre: la fotografia è un linguaggio che attendeva di emergere, nascosto dentro di me. 

Fin dai primi anni di scuola, scattare foto era per me un modo per trattenere i momenti, per non perderli. Con il tempo, la fotografia è diventata molto di più: uno strumento di dignità per ciò che scelgo di guardare, e una pratica di osservazione profonda, libera da pressioni. Un atto che permette di penetrare la realtà con occhi “a raggi laser”, capaci di scardinare la superficie e arrivare fino al nucleo nascosto delle cose.