Natale Leontini

Volumetria della crisi, 15 esemplari totali suddivisi in tre formati: A.40×26,7 – 7 esemplari più prova d’autore; B.70×46,5 – 5 esemplari più prova d’autore; C.100×150 – 3 esemplari più prova d’autore, stampa fine art con carta baritata in cotone, 40X26,7 cm, 2019

L’intero assetto è precario. Le sedie sono rovesciate, in bilico o orientate in modo innaturale, suggerendo un evento violento, una fuga improvvisa o un crollo appena avvenuto. Le sedie, oggetti legati alla convivialità, al riposo e alla presenza umana, sono ora vuote e mute. Questa assenza di vita suggerisce una grande perdita o una solitudine profonda.
Il nero predominante avvolge completamente gli oggetti, annullando lo spazio e il tempo. Questo buio non è solo assenza di luce, ma un senso di confinamento o di un dramma accaduto in un’oscurità emotiva.
C’è una bellezza compositiva in questo caos geometrico. La simmetria di base e la struttura centrale creano un’opera d’arte visivamente magnetica, ma il soggetto e la tensione che trasmette generano un forte disagio.
La composizione è una negazione della funzione. Le sedie non servono più a sedersi; sono diventate elementi di un’architettura fallita. La struttura centrale, che sembra fatta di strati o scatole accatastate, appare come un muro di macerie o una fortezza eretta con materiali fragili e temporanei, destinata a implodere.
Gli strati centrali verticali mi suggeriscono anche un archivio o una pila di storie. Sono come dei cassetti o dei libri compressi, che contengono la memoria di un luogo che non esiste più. Le sedie, come spettri, circondano questo archivio, testimoniando gli eventi che vi sono registrati.
L’illuminazione drammatica e l’ambientazione completamente nera fanno sembrare la scena una rappresentazione teatrale. È come un palcoscenico vuoto, dove gli oggetti sono stati lasciati dopo l’ultimo atto di una tragedia. L’opera diventa un simbolo universale di una crisi, di una violenza o di un trauma.
In sintesi, l’immagine è una potente e inquietante meditazione visiva sulla fragilità dell’esistenza e sul silenzio che segue la catastrofe.

Bio

Natale Leontini, classe 1981 cresce a Pozzallo e sviluppa la propria formazione artistica a Milano dove opera per circa dieci anni nell’ambito della fotografia di design participando attivamente alle pubblicazioni di interni e still life in numerose riviste. Dal 2017 decide di ritornare al sud e di intraprendere un nuovo percorso nella sua terra, collaborando con alcuni degli artisti e designer più interessanti del panorama ragusano, affondando le proprie radici nella subcultura siciliana contemporanea. Continua a sperimentare con luci e ombre in studio, amandole molto entrambe.